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Maxiretata doping

Gli amatori nella bufera

La rabbia e l’indignazione dei corridori "nostrani" nelle parole di Chiappero e Ferracin

 

La notizia bomba del 2011, per il ciclismo piemontese, è arrivata poco prima dell’ultima domenica di settembre: maxiretata contro il doping a Torino con 12 arresti ed un centinaio di indagati.
L’indagine di Guariniello e dei Carabinieri Nas di Torino ha colpito in modo particolare il mondo dei cicloamatori piemontesi.
Una squadra, il Team Miccoli di Alpignano (Torino), ne è uscita distrutta con diversi atleti arrestati (alcuni di essi ai “domiciliari”), Schiari, Ceresa, Cinato, Bientinesi, il titolare stesso nella squadra e poi Rosario Canino, veterano asso pigliatutto della stagione tesserato, quest’anno, per la Cicli Angaramo di Savigliano.
Da quest’inchiesta che, ha annunciato Guariniello, è «solo un anticipo delle indagini sul fenomeno», ne esce male, molto male, tutto il ciclismo amatoriale locale, quello che dovrebbe essere caratterizzato dal solo piacere di fare sport senza assilli e senza esasperazioni.
Nel gruppo le reazioni sono state le più disparate: da chi ha invocato la giustizia divina che, finalmente, ha fatto il suo corso, a chi ha eletto Guariniello a salvatore della patria (e della propria
ed altrui salute). Non sono mancate, naturalmente, battute ed invettive molto “cattive” nei confronti dei protagonisti di questa triste vicenda cosi come, dall’altra parte, alcuni si sono trincerati dietro un silenzio imbarazzato tutto da interpretare.
Per i veterani del gruppo, comunque, la notizia non è stata di certo una sorpresa..
In tanti, forse troppi, si erano già chiesti da tempo il motivo di simili picchi di prestazione, tanto più che nell’ambiente Miccoli girava già da qualche anno un “soggetto molto sospetto” come Davide Posca, farmacista e ciclista lombardo con diversi processi e procedimenti doping a carico, finito in prigione anche per l’inchiesta di Torino.
Il Team Miccoli e Canino hanno imperversato in gran parte delle gare del ciclismo cuneese. Le ultime perfomance? Il successo di Rosario Canino a Monasterolo di Savigliano all’inizio di settembre oppure la recentissima vittoria del gentleman Ceresa, in coppia con il valdostano Seletto, nel Nuovo Baracchino Cuneese corso domenica 11 settembre a Crava.
Vittorie ottenute con prestazioni stupefacenti compiute da soggetti conosciuti che, fino a qualche anno o addirittura pochi mesi fa, erano fra i tanti nel gruppo.
L’aspetto più brutto di tutta la vicenda per il cicloamatore vero che, siamo sicuri, esiste ancora, anzi costituisce la parte più grossa nel gruppo, è l’esser accomunato, da chi sta fuori, a questi soggetti. Oltre il danno anche la beffa, insomma.
Per questo in molti hanno espresso tutta la loro rabbia ed indignazione.
Fra gli interventi più incisivi abbiamo raccolto quello di Francesco Chiappero, atleta e tecnico saluzzese del Team Movimentoevita.com, uno che in bici sa andare forte davvero (quest’anno ha vinto la Coppa Piemonte delle gran fondo) senza barare e fa della cura certosina della preparazione atletica un mestiere. Francesco sul sito della sua palestra si chiede:
“Esistono ancora gli sportivi? Se ci siete è l’ora di farsi sentire”
«Leggendo sui giornali del mega blitz e degli arresti di atleti con cui ci siamo trovati spesso a competere – illustra Francesco - non può che salire la rabbia, un sentimento atavico che mi fa 
urlare, a nome di tutti i corridori puliti che conosco e stimo: siamo stufi è ora di dire basta!!! -
E’ ora di difendere tutti quelli salgono in sella per divertirsi, per cui il primo o l’ultimo sono la stessa cosa – prosegue Chiappero - quello che conta nello sport è migliorarsi dentro e fuori.
Sono in tanti a pensarla ed agire così, sportivi veri che ora si vedono additare come i “compagni di merende”, di questi balordi..
Vogliamo pulizia, a costo di ritrovarsi in pochi e con la metà degli eventi sportivi. Quello che conta nello sport è divertirsi e tra le sue potenzialità c’è quella di migliorare la salute di chi lo pratica. Come si fa a chiamare sport quello che viviamo oggi?»
Francesco propone le sue soluzioni:
«Non dobbiamo più prendere parte a nessuna corsa se non c’è un controllo anti-doping.
I controlli costano? Corriamo di meno o paghiamo di più. Forse non basterà a fermare tutti, ma almeno saremo certi di aver fatto anche noi la nostra parte nell’esigere trasparenza e pulizia.
E’ l’ora di cambiare per poter, finalmente, ritornare ad essere orgogliosi d’essere ciclisti, gente sana e perbene che con questa gente non vuole aver niente da spartire».
Solo all’apparenza più morbido nei toni è Dario Ferracin, veterano della Vigor Cycling Team, uno dei cicloamatori più rappresentativi del saluzzese. Un atleta che, fin dalla sua prima apparizione sul palcoscenico amatoriale piemontese, nel lontano 1987, ha sempre vinto (e convinto) tanto ogni anno.
«La mia prima reazione quando ho letto la notizia – esordisce Ferracin – è stato un disagio profondo unito al dispiacere di vedere dei nostri compagni di pedalate rovinarsi vita e salute per un motivo così futile e banale.
Si tratta di persone veramente limitate e con una scala di valori umani interiore da suscitare pietà più che rabbia ed indignazione. Purtroppo la società di oggi in generale non aiuta a prevenire queste situazioni di degrado morale e civico, anzi».
Rimedi, soluzioni? Ferracin è pessimista.
«Quando qualcuno è disposto a doparsi (con tutte le conseguenze che ne possono conseguire) per vincere un salame, magari al circuito Pasta di Orbassano, credo proprio non bastino tutti i controlli antidoping e le soluzioni alternative del mondo a combattere il fenomeno. E’ una causa persa in partenza».

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