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Riflessioni sul caso Schwazer.

Da Pechino 2008 a Londra, il campione fragile

E’ la notizia che non ti aspetti,la notizia che fa male: Alex Schwazer fermato per doping.

Fin dai primi mesi dopo il suo arrivo a Saluzzo, ormai nel lontano 2004, ero rimasto colpito dalla determinazione di questo marciatore altotesino. Un ragazzo con 29-30 pulsazioni a riposo, con il cuore che andava fino a 192 battiti. Un talento unico, pronto ad allenarsi per ore sulla Via Preta sotto la guida di Sandro Damilano, che ne aveva corretto le imperfezioni tecniche portandolo (o meglio accompagnandolo, in quanto Alex si e’ sempre allenato molto da solo) prima al bronzo mondiale di Helsinki nel 2005, poi a quello di Osaka 2007 ed infine al trionfo olimpico di Pechino 2008, che lo aveva lanciato sotto i riflettori di tutto il mondo. All’oro di Pechino sono seguiti anni difficili, l’abbandono di Saluzzo ed il cambio del tecnico, due record italiani sulla 20 km, alternati a ritiri pesanti (fra tutti la 50 km dei mondiali di Berlino e quella degli europei di Barcellona), fino agli eventi degli ultimi giorni che lo hanno riportato sulle prime pagine di tutti i quotidiani per la positivita’ al doping.

Un campione che aveva tenuto sveglia Saluzzo nelle magiche notti di Osaka e  Pechino, ora un atleta distrutto che arriva a dire con la sua consueta schiettezza: “Volevo tutto ed ora ho perso tutto”. Un campione imbattibile nelle giornate buone, che non aveva rivali nella sua 50 km, un campione fragile, solo, troppo solo, che forse per paura, forse per reggere la pressione di voler vincere, di essere ancora piu’ forte ha commesso un grave sbaglio, macchia indelebile su una splendida carriera.

E’ pero’ anche un uomo che ha avuto il coraggio di assumersi le sue responsabilita’ ed il peso delle sue colpe, esponendosi alla gogna pubblica ed alle prime pagine dei media (piu’ di quante ne avesse ricevute in tutta la sua carriera), senza mascherare oltre il suo errore.

Nella conferenza stampa di mercoledi mattina Alex mi e’ parso un ragazzo schiacciato dal peso della sua colpa e dai media, quasi distrutto, che non deve essere lasciato solo ma deve bensi’ trovare la voglia di riscattarsi, nella vita e non nello sport. Come ha detto lui la vita va ben oltre le medaglie che l’atletica gli ha regalato. Da qui spero di veder ripartire Alex, dal ragazzo trasparente e con tanta voglia di lavorare che avevo conosciuto negli anni passati, senza dover dimostrare nulla a nessuno, se non a se stesso.

La gente, i giornali, la TV hanno parlato a lungo del tema, ciascuno proponendo la sua tesi o la sua verita’. Pur conoscendo bene Alex io non ho trovato una verita’ su cosa abbia spinto Alex a commettere tale sbaglio.

MI hanno pero’ colpito queste parole, che sono quelle che voglio lasciare ad Alex come amico prima che come marciatore:

“Non è facile riuscire ad ammettere i propri errori . Non molti sono disposti a farlo. Forse perché il riconoscere d'aver sbagliato costringe a mettersi in discussione e l'autostima di alcuni non è grande abbastanza da poterselo permettere.
I modelli che fino dall'infanzia ci sono stati proposti sono sempre stati di personaggi, eroi o supereroi, che in qualunque situazione, per quanto estrema, sapevano sempre la cosa giusta da fare e non avevano la minima esitazione nell'intraprendere quelle azioni che avrebbero, anche contro ogni aspettativa, risolto la situazione.
Questo ha contribuito a creare adulti insicuri, che tuttavia rifiutano di riconoscere la propria umana fallibilità e temono di veder sminuita, in primo luogo ai propri occhi, l'immagine di sé, se mai si risolvessero ad ammettere di aver commesso un errore.
Anche un atleta è figlio del nostro tempo! Non mi meraviglia Alex Schwazer che dichiara: "Ho sbagliato, volevo essere più forte"... figlio di questo nostro tempo, fratello di tutti noi che ora gli daremo addosso con critiche anche pesanti, senza ammettere che dentro a questa storia e a queste storie ci siamo anche noi! Quando fin dall'asilo insegniamo ai nostri figli ad essere i più bravi, i più belli, i numeri 1 ... arriva un giorno che si ha paura del secondo posto! Auguro ad Alex di "ricominciare" ... ora arrivano le vere Olimpiadi e la vera corsa quella della vita! Gli auguro di avere amici che proprio ora lo aiutino a rialzarsi e a correre ancora piu' forte!” (Don Mauro Bertoglio)

 

carlo alberto de casa

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